Il certificato di congruità anagrafica

Michele

Mi chiamo Michele Bozzo e mi ritengo un pioniere del web, ho realizzato i primi siti in flash e programmato con le prime versioni di html, ho imparato in quel di Milano le basi del marketing (social e classico) e l'importanza della condivisione della conoscenza. Dal 2013 organizzo corsi di formazione per avvicinare tutti al mondo dell'informatica con notevole successo.

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9 Responses

  1. funzionario ha detto:

    1. Agognato si scrive così. «Agoniato» non esiste.

    2. Il messo comunale non può rilasciare certificati anagrafici. I certificati vengono rilasciati dall’ufficiale d’anagrafe o dall’ufficiale di stato civile (a seconda del tipo di certificato), che coincide con la figura del Sindaco ma può essere esercitata da un suo delegato. Il delegato è di norma un dipendente di ruolo del Comune. Non esistono limitazioni in ordine ai dipendenti cui possa essere conferito l’incarico, ma, siccome questo incarico comprende un potere di rappresentanza esterna, si tende ad assegnarlo a soggetti di categoria D o quantomeno C.
    I messi comunali sono quei dipendenti che si occupano di notificazioni di atti a domicilio, e sono inquadrati in categoria B.
    La categoria A corrisponde agli ausiliarî (giardinieri, elettricisti, operaî vari), la B agli esecutori, la C agli impiegati di concetto e la D a funzionarî, istruttori direttivi e specialisti (poi c’è la dirigenza).

    3. La dichiarazione sostitutiva di certificazione dev’essere obbligatoriamente accettata da pubbliche amministrazioni e privati esercenti pubblici servizi, limitatamente al pubblico servizio svolto (su concessione ovvero in regime di convenzione o contratto di servizio), ai sensi del DPR 445/2000. In virtù di una riforma introdotta con la legge 183/2011, a tali soggetti è fatto divieto di richiedere certificati in originale. Sono fatte salve le leggi speciali (sicché il notaio, pur essendo un incaricato di pubblico servizio, può richiedere certificazioni in originale, anzi è perfino tenuto a farlo in certi casi, e le certificazioni costituiscono elementi di prova in giudizio).

    4. Mario Rossi Luigi proprio non può esistere. Semmai esisterà Mario Luigi Rossi.

    5. L’attuale legge sull’anagrafe prevede che il nome possa essere composto da un massimo di tre parole. Prima non c’erano limiti. Avere un nome composto da più parole è una cosa diversa dall’avere più nomi. Se c’è la famosa virgola, tutto quello che è scritto dopo la virgola è considerato un nome ulteriore al primo e non è normalmente riportato sulle certificazioni anagrafiche per estratto, né concorre a formare il codice fiscale. Ma se io mi chiamo Mario Giuseppe senza virgola il nome nel mio codice fiscale sarà MRG, mentre se mi chiamo solo Mario sarà MRA.
    Siccome in passato, quando non c’erano i sistemi informatici, si è fatta una grande confusione, il nuovo regolamento attuativo della legge 1228/1954, di cui al DPR 223/1989, ha previsto una norma transitoria che consente a coloro che sono nati prima della sua entrata in vigore che avessero nomi composti da più parole di recarsi presso il comune di nascita per specificare l’uso che si è fatto del proprio nome, di cui è riportata annotazione nell’atto di nascita.

    6. che il certificato non sia tipizzato nei sistemi informativo-gestionali in uso agli enti non implica che non possa essere rilasciato. La prossima volta chiedi di parlare con il capo ufficio (di norma un dipendente di categoria D preposto all’ufficio anagrafe e/o all’ufficio di stato civile del Comune oppure alla sezione di anagrafe e/o alla sezione di stato civile oppure al servizio anagrafico circoscrizionale, a seconda di come è organizzato il tuo comune). Nei comuni piccoli se ne può occupare direttamente il Sindaco (ovvero il commissario prefettizio). Nei comuni maggiori, provvisti di dirigenza, puoi rivolgerti al dirigente del settore cui sono demandati i servizi demografici.

    • Michele ha detto:

      Ciao “funzionario” … ho accettato con piacere le tue precisazioni, capisco se sei del settore o comunque sei “ferrato” e questo ha dato valore al mio post.
      Il mio articolo è solo la testimonianza di un atto (secondo me) di incompetenza da parte di un piccolo comune ligure, un batti e ribatti durato settimane per poi arrivarci con l’aiuto di un ufficiale d’anagrafe amico di famiglia…come si può capire spesso le cariche dei piccoli comuni sono in mano a persone poco “istruite” ad articoli e competenze.
      Circa la dichiarazione sostitutiva di certificazione ti assicuro che le Poste Italiane per risarcire una polizza vita dove si richiedeva un certificato di congruità anagrafica volevano solo un documento rilasciato dal comune di residenza firmato dall’ufficiale anagrafico, ma forse anche qui parliamo di poca “istruzione” data ai dipendenti.
      Per gli altri errori perdonami, hai pienamente ragione , grazie per aver commentato!

  2. elena razzini ha detto:

    Buongiorno, mi trovo nella stessa situazione., <ovvero la richiesta di un certificato di congruenza anagrafica per la liquidazione di polizza.
    sono stata nel mio comune di residenza (non di nascita) e mi hanno proposto un atto notorio in cui certificare la mia congruenza anagrafica (Ho eliminato anagraficamente il secondo nome). La richiesta viene sempre dalle Poste: può avere lo stesso valore l'atto notorio ? Grazie

    • Michele ha detto:

      Buongiorno a lei, il quesito da lei proposto è molto diffuso, mi sento di dirle che “scomodare” un notaio per un atto notorio mi sembra eccessivo.
      Anche nel mio caso era per liquidare una polizza delle poste, come citato sopra se il suo comune di nascita è piccolo è tutto molto più facile.
      Io personalmente chiamerei l’ufficio anagrafe del comune di nascita e richiederei un certificato di congruenza anagrafica, se il comune è lontano da quello di residenza può richiedere l’invio con casella di posta elettronica certificata PEC (tutti i comuni la hanno ed ha valore legale), se però il comune di nascita è quello di una grande città perdersi nei meandri della burocrazia è facile…
      Metto qui in evidenza il prezioso commento dell “funzionario” che trovo molto costruttivo:

      …che il certificato non sia tipizzato nei sistemi informativo-gestionali in uso agli enti non implica che non possa essere rilasciato. La prossima volta chiedi di parlare con il capo ufficio (di norma un dipendente di categoria D preposto all’ufficio anagrafe e/o all’ufficio di stato civile del Comune oppure alla sezione di anagrafe e/o alla sezione di stato civile oppure al servizio anagrafico circoscrizionale, a seconda di come è organizzato il tuo comune). Nei comuni piccoli se ne può occupare direttamente il Sindaco (ovvero il commissario prefettizio). Nei comuni maggiori, provvisti di dirigenza, puoi rivolgerti al dirigente del settore cui sono demandati i servizi demografici.

      Spero di essere stato di aiuto

      Saluti

  3. Cristina ha detto:

    Buongiorno! Le poste mi fanno impazzire…Sono romena e in seguito al divorzio ho ripreso il cognome da nubile, con il documento del divorzio tradoto legalizato a apostilato e la carta d’ identità romena nuova, sono andata al anagrafe del cumune e al’ agenzia delle entrate per la trascrizione e cambio della CI è CF. Tutto regolare, in banca ho cambiato intestazione del conto e quindi mutuo e assicurazione . Alle poste mia figlia ha un libretto di cui sono cointestaria e volevo cambiare anche li il cognome, peccato che le poste nn accettano la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, che comunque il comune me lo certifica in base a tutti datti registratti da loro. La posta vuole certificato di congruenza anagrafica, mi fanno andare avanto dietro senza risultato, cosa devo fare? Le poste fanno sempre cosi. Esiste una lege un articolo, un qualcosa che posso far vedere a loro perche accettino questo documento del comune? Grazie!

    • Michele ha detto:

      Buongiorno, le poste sono sempre state così… la invito a leggere il commento di “funzionario” poco sopra dove dice:

      La dichiarazione sostitutiva di certificazione dev’essere obbligatoriamente accettata da pubbliche amministrazioni e privati esercenti pubblici servizi, limitatamente al pubblico servizio svolto (su concessione ovvero in regime di convenzione o contratto di servizio), ai sensi del DPR 445/2000. In virtù di una riforma introdotta con la legge 183/2011, a tali soggetti è fatto divieto di richiedere certificati in originale. Sono fatte salve le leggi speciali (sicché il notaio, pur essendo un incaricato di pubblico servizio, può richiedere certificazioni in originale, anzi è perfino tenuto a farlo in certi casi, e le certificazioni costituiscono elementi di prova in giudizio).

      Così dicendo dovrebbero essere obbligati, io farei fare dal messo comunale (ufficiale anagrafe) un foglio in carta semplice dove si dichiara che la persona xxx e xxx sono la medesima persona, se non lo accettano nemmeno così io mi rivolgerei direttamente ai carabinieri

      Ci faccia sapere
      Un saluto

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